Olanda, oltre alla pista ciclabile c’è di più.

Precisazione – 19-06-2012

Con un certa sorpresa (ma non troppa), ho ascolatato più di qualcuno dirmi: “Dovremmo proprio fare come l’Olanda!”.

NO! NO! NO! NO! NO! NO! NO! NO! NO! NO! NO! NO! NO! NO! NO! NO! NO! NO! NO! NO! NO! NO! NO! NO! NO! NO! NO! NO! NO! NO! NO! NO! NO! NO! NO! NO! NO! NO! NO! NO! NO! NO! NO! NO! NO! NO! NO! NO! NO! NO! NO! NO! NO! NO! NO! NO! NO! NO! NO! NO! NO! NO! NO! NO! NO! NO! NO! NO! NO! NO! NO! NO! NO! NO! NO! NO! NO! NO! NO! NO! NO! NO! NO! NO! NO! NO! NO! NO! NO! NO! NO! NO! NO! NO! NO! NO! NO! NO! NO! NO! NO! NO! NO! NO! NO! NO! NO! NO! NO! NO! NO! NO! NO! NO! NO! NO! NO! NO! NO! NO! NO! NO! NO! NO! NO! NO! NO! NO! NO! NO! NO! NO! NO! NO! NO! NO! NO! NO! NO! NO! NO! NO! NO! NO! NO! NO! NO! NO! NO! NO! NO! NO! NO! NO! NO! NO! NO! NO! NO! NO! NO! NO! NO! NO! NO! NO! NO! NO! NO! NO! NO! NO! NO! NO! NO! NO!

L’Italia non è l’Olanda, e le soluzioni Olandesi vanno ripensate e adattate, magari cambiate completamente. La lezione che mi sembra importante nel caso Olandese non è tanto il singolo accorgimento tecnico, non necessariamente altrettanto efficace in altre condizioni di traffico, geografiche, climatiche… Quello che mi pare importante è la scelta politica di favorire l’uso della bicicletta in molti modi concreti. Quello che poi dovremmo fare noi, è pensare con la nostra testa ai nostri problemi. Le piste ciclabili Olandesi sono bellissime (spesso, non sempre) e se vogliamo costruirne dovremmo certamente imparare da loro, per prendere il buono e imparare dai loro errori. Ma le soluzioni tecniche non sono mai soluzioni (vedi governo Monti), lo diventano solo se sono inserite in un contesto che le rende efficaci (sul governo Monti ho dei seri dubbi possa essere una soluzione in ogni caso, ma questa è un’altra storia). Non vorrei mai che ci trovassimo con l’equivalente ciclistico della TAV, per poi chiederci perché comunque nessuno va in bici.

Fine precisazione

Come ultima puntata sull’argomento bicicletta, vorrei parlare di quello che in Olanda, secondo me, favorisce l’uso della bicicletta. Penso salterò l’episodio sull’evoluzione delle piste ciclabili perché:

  1. non ho voglia di scrivere un’enciclopedia;
  2. probabilmente darebbe l’impressione a un ipotetico lettore che bisogna fare necessariamente come l’Olanda, mentre ogni paese ha bisogno di soluzioni su misura.

Se siete interessati a sapere come e perché l’assenza di montagne favorisca l’uso quotidiano della bici, o argomenti altrettanto eccitanti, invito tutti a venire a pedalare in una di queste grigie, fredde e ventose giornate di inverno (6 maggio) per meditare sull’argomento. Se temete di non farcela prima dell’estate, non temete, a luglio è uguale.

Non parlerò nemmeno dell’importanza della “cultura della bicicletta”, perché è qualcosa di troppo indefinito. Ha sicuramente una grossa importanza, ma ha una grossa importanza anche perché c’è una forte politica a favore dell’uso della bicicletta. Si potrebbe dire che anche in Italia c’è una grande cultura della bicicletta, visto quanto è popolare come sport. La cultura della bicicletta è più probabilmente la cultura della pecora, nel senso che in Olanda come ovunque si tende sempre a fare quello che fanno gli altri.

Bene, innanzitutto bisogna chiarire una cosa triste ma vera: tutte le politiche in favore dell’uso della bicicletta, in Olanda, non hanno fatto aumentare i chilometri percorsi in bicicletta, mediamente, dalla popolazione. Non hanno nemmeno ridotto il numero di auto in circolazione. Hanno semplicemente fatto sì che in Olanda i chilometri percorsi calassero meno che altrove, e ha contribuito al fatto che le auto per abitante crescessero meno.

I motivi sono molteplici e vanno dall’invecchiamento della popolazione alla crescita economica. Quello che le piste ciclabili hanno fatto, quindi, è stato di consentire di usare la bicicletta a tutti anche in presenza di un crescente traffico automobilistico. Nel mio mondo ideale, l’automobile si usa solo per andare in vacanza, a volte. Purtroppo, in questo mondo, le auto per ora ci sono ancora, e bisogna conviverci. Almeno fino a quando una buona dose di realtà non risolverà la questione alla base (se ne è accorto perfino ilPost!).

Alcuni sostengono che le piste ciclabili sono dannose perché relegano le biciclette in un ghetto in cui si pedala molto peggio che sulla strada, e non cambiano la predominanza delle automobili.

Mettere un palo in mezzo a una pista ciclabile larga 50cm non è una buona idea.
Questa non è una pista ciclabile, questa è decorazione della carreggiata. Mettere un palo in mezzo a una pista ciclabile larga 50cm che si interrompe ad ogni incrocio e passo carrabile non è una buona idea.

In base allo stesso principio, non dovremmo avere marciapiedi per i pedoni, ma credo che questa interessantissima polemica nasca da una sorta di fraintendimento. Le biciclette, nelle città olandesi, sono le padrone della strada. Le auto viaggiano su strade strette, piene di ogni sorta di rallentatori, sensi unici, limiti di velocità e semafori. Le biciclette hanno precedenza su tutto eccetto i mezzi pubblici. Per fare un esempio molto concreto, le poche volte che ho fatto il tragitto casa-lavoro in auto ci ho impiegato circa mezz’ora, che è esattamente lo stesso tempo, se non di più, che ci impiego in bicicletta, e in auto si passa per l’autostrada.

Quello che intendo dire è che non si favorisce l’uso della bicicletta solo pitturando di rosso una sottile striscia d’asfalto a fianco della carreggiata. Per favorire l’uso della bicicletta, bisogna renderlo conveniente e sicuro. Lo si rende conveniente rallentando le automobili (e rendendo il loro uso costoso), cosa che ha il vantaggio non secondario di ridurre il rumore, l’inquinamento e il pericolo portato dalle automobili in città (siete mai stati ad Amsterdam?). Lo si rende sicuro soprattutto costruendo delle buone piste ciclabili, quantomeno dove il traffico non è scarso e molto lento. Si rende sicura anche insegnando ai ciclisti come andare in giro senza farsi uccidere, e agli automobilisti come rispettare chi va più lento. Ma è difficile pensare che basti la “cultura” per far davvero convivere due mezzi di trasporto di peso e potenza così diversi. Se volete eliminare le auto private, per me, ripeto, va bene.

Va anche detto che l’uso della bicicletta sul tragitto casa lavoro è anche favorito economicamente. In Olanda, il datore di lavoro paga un contributo in base ai chilometri che si percorrono da casa a lavoro (si, avete sentito bene). Questo contributo è dato sia a chi va in auto che a chi va in bici. Il contributo per chilometro è diverso, più alto per le auto, ma dato che la bicicletta ha dei costi nettamente inferiori, andare in bici a lavoro implica sostanzialmente che c’è un extra nello stipendio, neanche tanto irrisorio, dato che per una decina di chilometri si aggira sui 40 euro al mese.

L’acquisto di una nuova bicicletta ogni tre anni è anche incentivato dal governo, che offre uno sconto sull’IVA oppure un contributo scalato dalle ferie. L’uso dell’auto viene a sua volta scoraggiato economicamente con un costo della benzina alto, e una tassa sul possesso molto cara. Al momento questa tassa è basata sul peso dell’auto e su quanto inquina, ma vi sono progetti per far pagare un costo a chilometro.

Altro elemento non da poco: per andare in bicicletta nessuno si sogna di rendere obbligatorio l’elmetto. La bicicletta è qualcosa che si usa come i piedi, per andare ovunque su tragitti brevi e medi, senza necessità di alcuna attrezzatura particolare. I pericoli dell’uso della bicicletta si risolvono rendendo sicuri i percorsi delle biciclette, tenendo curate e pulite (soprattutto dalla neve e dal ghiaccio) le strade, ed educando i ciclisti e soprattutto gli automobilisti.

Si aggiunga a questo una vera e propria propaganda in favore dell’uso della bicicletta, che inizia da scuola, dove fin da piccoli gli Olandesi vanno in bicicletta. E che continua con la pubblicità degli effetti benefici dell’esercizio che si fa quotidianamente in bicicletta. E continua anche nel riproporre ovunque la bicicletta come mezzo che identifica l’Olanda.

Insomma, c’è molto di più delle piste ciclabili. Ma in un paese ricco, in cui l’automobile è un bene accessibile a tutti o quasi, senza le piste ciclabili in Olanda la bici non si userebbe molto più che altrove. Le piste ciclabili fanno sì che chi vuole andare in bici, indipendentemente dall’età o dall’abilità, possa andarci convenientemente, senza timore del traffico o d’altro. La propaganda, e il vedere tanti in bicicletta per strada, fa il resto.