Confini #2

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Come un po’ tutto ciò che è ubiquitario, i confini non sono né intrinsecamente buoni, né intrinsecamente cattivi. Ultimamente, però, i confini non vanno di moda. Qui si cerca di riequilibrare la bilancia, ben coscienti di svuotare il mare con un cucchiaino. Sapendo, però, che in tempi bui ripetere l’ovvio è rivoluzionario, si vuole qui dire che non c’è casa senza mura, mare senza battigia, essere umano senza pelle. Come stiamo imparando a nostre spese, senza confini c’è solo una grande prigione.


 

Provo a raccogliere qui una serie di foto a tema “confini”. Il filo conduttore vuole essere la constatazione di due fatti: che i confini sono ovunque, e che dove c’è un confine, c’è una porta che lo attraversa. I confini non sono solo politici, ma sociali, economici, culturali, temporali e anche, o forse soprattutto, naturali. Non vi è qui pretesa di esaustività, e anzi la mia preferenza per la natura e l’acqua sarà evidente. Come altri hanno detto prima e meglio, studiare la natura ci insegna innazitutto qualcosa su noi stessi.

Confini (elogio dei)

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Un’idea sciocca incanta l’Occidente: l’umanità, che sta andando male, andrà meglio senza frontiere. D’altronde, aggiunge Flaubert nel suo Dizionario dei luoghi comuni, la democrazia ci porta diritto in un mondo senza fuori né dentro. Nessun problema. Guardate Berlino: c’era un muro, adesso non c’è più. Prova evidente che Internet, i paradisi fiscali, i cyberattacchi, le nubi vulcaniche e l’effetto serra stanno spedendo all’ecomuseo le nostre vecchie transenne bianche e rosse, insieme con l’aratro di legno, la bourrée auvergnate e il cucù svizzero. Tutti coloro che, nel nostro piccolo promontorio di Asia, godono di un posto al sole – giornalisti, medici, calciatori, banchieri, clown, coach, avvocati d’affari, veterinari – esibiscono il distintivo senza frontiere. Alle professioni e alle associazioni, che sul loro biglietto da visita dimenticano questa sorta di Apriti Sesamo verso ogni simpatia e sovvenzione, non si dà alcuna importanza. Doganieri senza frontiere è cosa di domani.
Se il miraggio fosse tonificante, tanto da smuoverci il sangue, da spingerci in marcia di buon mattino e di buona lena, allora dovremmo concedere il nostro consenso a cuor leggero. Fra una sciocchezza che dà respiro e una verità che soffoca non si può esitare. Il fatto che da centinaia di migliaia di anni seppelliamo i nostri cari con l’idea che presto potranno ritrovarsi in paradiso è la prova inconfutabile di come una consolante illusione non si rifiuta mai. Per opporsi al Nulla, il genere umano ha fatto sempre la scelta più comoda: quella dell’illusione. Se dobbiamo ribellarci a essa è perché, con i suoi modi scanzonati e un po’ da scout, libertari e un po’ evangelici, promette una boccata d’aria fresca, ma poi garantisce soltanto un rifugio da topi.

Régis Debray

Sententiae Recentiores: “Be a Philosopher…”

SENTENTIAE ANTIQUAE

“We must always take care that we do not become so devoted to one branch of learning that we neglect the others, nor should we, by applying ourselves too closely to natural science neglect the study of morals or the business of everyday life.”

Semper autem cavendum est, nec, si uni iungamur arti, ut reliquas negligamus, neve naturalibus inhaerentes studiis ac contemplationibus, quae moralia sunt postponamus et rebus abducamur agendis.

-Aeneas Silvius Piccolomini, de Liberorum Educatione, chp. 94

This sentiment is echoed in David Hume’s Enquiry Concerning Human Understanding, section 1:

“Be a philosopher; but, amidst all your philosophy, be still a man.”

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No Poem Without a Penis: Martial 1.35

Come Frank Zappa.

SENTENTIAE ANTIQUAE

“Cornelius, you complain that I write poems which are not serious enough, and which a teacher would not read in school: but my poems, just like a husband with his wife, cannot please without a penis. Would you have me write a wedding song without mentioning a wedding? Who would require clothes at the Floralia, or would put a long dress on a whore? This is the rule with funny poems: they are no good unless they have something a bit licentious. So put away your serious glare and please, cut my games and jokes a little slack, and don’t cut the balls off my books. There is nothing uglier than a castrated Priapus.”

Versus scribere me parum seueros
nec quos praelegat in schola magister,
Corneli, quereris: sed hi libelli,
tamquam coniugibus suis mariti,
non possunt sine mentula placere.              5
Quid si me iubeas thalassionem
uerbis dicere non thalassionis?
quis Floralia…

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Davvero le facoltà umanistiche sono un pessimo investimento?

Splendido commento alle farneticazioni sul Falso Quotidiano (cit.), a riguardo della presuntà bontà o meno delle facoltà umanisitiche come investimento economico.

Il nuovo mondo di Galatea

Davvero le facoltà umanistiche sono un pessimo investimento?

C’è da dubitarne, visto che un editorialista laureato alla Bocconi scrive un pezzo senza analizzare esattamente i dati di uno studio scientifico sulle scelte dei ragazzi per iscriversi all’Università, e due umanisti come Angelo Romano ed io siamo costretti a fare un po’ di chiarezza… su Valigia Blu, oggi.

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